DANCE ABILITY

COMUNICAZIONE IN DANZA

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La similitudine più bella che ci viene è quella di un fiume che sta cercando di creare il proprio letto e si sta aprendo la propria via attraverso una pianura molto estesa. Le anse che crea rappresentano i vari contatti, i bracci morti gli investimenti falliti, ma il letto si sta ampliando sempre più.
Gli sforzi più gratificanti sono dedicati alle scuole con dei percorsi più o meno lunghi, finalizzati non tanto allo spettacolo finale, quanto piuttosto ad iniziare una cultura del “Diverso” in cui, giocando, si danno dei piccoli messaggi di apertura in opposizione ai modelli irraggiungibili del presente.
Sono gli sforzi più gratificanti sia perché è difficilissimo entrare nelle scuole, sia perché sono rivolti al futuro della società e si spera siano semi piantati in un terreno fertile.
“Grazie a Juri e Simona abbiamo capito che ognuno di noi non è perfetto, ma è sempre speciale, unico. Abbiamo imparato a conoscere meglio il valore della fiducia e del sapere affrontare le difficoltà con le abilità che ognuno di noi possiede”, raccontano gli alunni della Scuola Media di Toano dopo una lezione di Danceability.
Capitolo diverso è rappresentato dall’attività nei vari centri per disabili. Ovviamente la cosa comporta sia un approccio diverso sia una finalità diversa, ma altrettanto grande: la possibilità di dire che siamo tutti disabili e tutti abili perché tutti uomini, e che ciò che di solito è considerato impaccio, può trasformarsi in risorsa, basta vederlo e farlo vedere in modo diverso.
Il tutto si sta realizzando grazie anche alla scommessa di ASD Sportinsieme.

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LA DANZA DI JURI E SIMONA CHE ABBATTE LE BARRIERE

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Da circa un anno ASD Sportinsieme ha accolto due persone che, di primo impatto, forse, possono sembrare due pionieri persi nelle spire del tempo, ma che, in verità, credono profondamente che l’uomo sia molto più di ciò che è quotidianamente e che la vita vera venga vissuta realmente ed interamente solo se anima e corpo sono in sintonia e se il secondo riesce ad esprimere ciò che è dentro la prima.

Simona e Juri cercano di trasmettere questo messaggio a bambini ed adulti, perché ritengono non ci sia età per sentire e trasmettere emozioni e credono che il modo migliore per farlo sia con il corpo. La dea della fortuna in questo periodo li sta assistendo, forse perché ha deciso di aiutare due persone sicuramente audaci e ha dato loro modo di poter “lavorare” in alcune scuole che, dopo averli conosciuti, hanno scommesso su di loro.Sicuramente sarebbe riduttivo dire che fanno danza o teatro. Ciò che propongono è molto di più, è un inserirsi nei programmi curriculari e proporli
attraverso il corpo, senza limitarsi alla mente; è un’occasione di collaborare con gli insegnanti, ma in modo divertente, giocoso, con i movimenti e non solo con la parola. Per alcuni aspetti, l’atteggiamento che hanno è quello di insegnare con la mente dei bambini o dei ragazzi: insegnare giocando e divertendosi, un po’ come gli animali con i propri cuccioli.

Proponendo il progetto a diverse età, si è notato che per i bambini il gioco si trasforma in elemento educativo senza che quest’ultimo pesi troppo su di loro e il lavoro acquista una struttura “paideutica”, dando ai ragazzi più strumenti di quelli che si possono dare solo con le parole, perché ciò che fanno Simona e Juri rispecchia in pieno il desiderio educativo di sempre: “Mens sana in corpore sano”.
La scommessa fatta da ASD “Sportinsieme” è stata quella di fidarsi di questi due soggetti strani e di aprirsi a dei campi cui aspiravano da tempo, ma con cui volevano costruire un rapporto più intenso, come può essere il mondo della scuola o il mondo della disabilità.
L’attività di Simona e Juri, però, va oltre: non propongono una danza per disabili, non propongono una danza per persone abili, ma propongono qualcosa che va bene per tutti, indistintamente da chi ci sia. Ciò che la società deve capire, ma che non ha ancora capito è che fare delle cose in cui non ci siano barriere, non è utile solo alle persone “disabili”, ma è un vantaggio per tutti: costruire senza barriere, fa bene a tutti; lavorare senza barriere, proporre delle attività senza barriere fisiche o, soprattutto, mentali, non è un vantaggio per una ristretta categoria che i più considerano “sfortunati”, ma è qualcosa di utile a tutti, perché troppo spesso non ci rendiamo conto che tutti abbiamo bisogno degli altri in modo molto visibile o invisibile.

La speranza per l’anno prossimo è di continuare così, magari estendendo ad altre scuole di ogni ordine e grado questo piccolo-grande messaggio.